La comune esortazione del “credici più che puoi”, ripetuta fino alla nausea da certi coach, a ben guardare potrebbe risultare un autentico innesco alla trappola dell’inadeguatezza e del senso di frustrazione derivato dal non sentirsi mai abbastanza bravi, preparati, sufficienti…alimentando così l’ansia generale da prestazione e l’ossessione per gli obiettivi, tratti peculiari dello sciame inquieto di cui facciamo parte noi occidentali.
Buongiorno, come è vero quello che dice. Mia figlia di 17 anni pratica nuoto agonistico e l’anno scorso non ha retto la pressione per il raggiungimento di un traguardo importante. Le è stato detto che si è auto-sabotata e che è stata lei a decidere di non superare i suoi limiti. Come se lei volontariamente si fosse buttata in acqua decidendo che la gara dovesse andare male.
In realtà ci ha provato talmente tanto da infortunarsi una spalla e ora è ad un passo da abbondare uno sport che comunque l’ha sempre molto appassionata.
Grazie per il suo riscontro. Capisco e mi dispiace molto. Purtroppo, anche quel famoso slogan “tutto è possibile”, forse inizialmente diffuso con la buona intenzione di infondere fiducia e motivazione, oggi in molti ambienti è diventato una distorsione accecante che rende qualsiasi limite della realtà inaccettabile.