Oggi una riflessione sul rapporto con la natura e la scoperta del suo potere trasformativo nelle nostre vite. L’uomo moderno è abituato a porsi in una dimensione di contrapposizione rispetto a tutto ciò che lo circonda, oggettivando il mondo e le persone in un rapporto spesso strumentale, di mero utilizzo per un fine, per il raggiungimento di uno scopo. Si pensi, a tal proposito, all’atteggiamento assunto nella tipica passeggiata in solitudine immersi nel verde, un’opportunità interpretata nella maggior parte dei casi come la semplice conquista di una condizione favorevole al nostro elucubrare autoriflessivo. La quiete della natura, in questo senso, diventa uno scenario utile, un mezzo per il nostro obiettivo di non essere disturbati nelle nostre attività di pensiero. Ma questo evidenzia ancora una volta un rapporto di sfruttamento della vita, secondo le proprie idealizzazioni, impendendo così all’essenza delle cose di manifestarsi. Se non ci si pone in ascolto vero, facendosi da parte con umile riverenza, la maestosità della natura non potrà mai toccare le nostre corde più profonde risvegliando in noi la meraviglia dell’essere.